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Pacchetti didattici per l'allevamento di Bachi da Seta, Farfalle, Insetti stecco e Scarabei

SCHEDE DIDATTICHE

CASA DELLE FARFALLE

Appartenenti all’ordine dei Lepidotteri, le farfalle contano 150.000 specie delle quali solo 20.000 sono propriamente farfalle, le restanti sono le cosiddette falene. Il termine Lepidottero deriva dal greco e significa ali a scaglie (lepis = scaglia, pteros = ali). Infatti, le ali di questi insetti sono fittamente ricoperte da peli anticamente modificati in microscopiche squame, parzialmente sovrapposte le une alle altre, che danno origine, se toccate, a una polverina. Le scaglie, per la presenza di pigmenti* o per la loro ultrastruttura, sono responsabili delle splendide colorazioni che determinano l’elevato valore estetico attribuito ai Lepidotteri. Ciò che rende le farfalle vere e proprie meraviglie della natura e indubbiamente il loro complesso ciclo vitale, che le vede assumere diversi aspetti morfologici e comportamentali nell’arco di un breve periodo. Esso consta di quattro stadi: uova, larva eruciforme* (bruco), pupa e immagine o insetto adulto. Le uova fecondate vengono deposte, generalmente sulla pagina inferiore delle foglie che la femmina, guidata da stimoli tattili, gustativi, visivi e olfattivi, riconosce come piante nutrici. Una specie di farfalla, di solito, può avere anche più di una pianta nutrice. Lo stadio di uovo dura due-tre settimane, trascorse le quali il bruco, dall’interno, si apre un varco mangiando l’involucro dell’uovo stesso. Il bruco ha un capo ben sviluppato, dotato di raffinatissimi sensilli gustativi e recettori visivi, gli ocelli, che percepiscono le variazioni di intensità luminosa e gli permettono l’orientamento. Nella parte inferiore del capo si trovano le potenti mandibole che permettono al bruco di triturare le foglie di cui si nutre. Grazie a tre paia di vere zampe toraciche (primi tre segmenti anteriori) e quattro-cinque paia di pseudo-zampe addominali (segmenti posteriori), il bruco si sposta e si ancora fermamente al supporto. La crescita del bruco e molto rapida, dal momento che si nutre praticamente senza interruzione. L’intero sviluppo larvale richiede generalmente l5-30 giorni, durante i quali il bruco può moltiplicare il suo peso corporeo diverse centinaia di volte. Il bruco cessa di nutrirsi esclusivamente in corrispondenza delle mute. II corpo degli insetti, infatti, e dotato di un rivestimento protettivo rigido e inestensibile – detto esoscheletro* o cuticola – che deve necessariamente essere sostituito man mano che le dimensioni dell’animale aumentano. Questo processo di cambiamento di pelle viene detto muta. Durante la fase larvale vengono effettuate dalle quattro alle cinque mute. Alla fine di tale periodo, il bruco smette di alimentarsi, cerca un luogo protetto e inizia la metamorfosi in pupa o crisalide, appendendosi o attaccandosi a un supporto tramite strutture uncinate addominali e fili di seta prodotti da apposite ghiandole boccali. Il vecchio involucro larvale viene cosi sostituito dalla cuticola della crisalide. Alcune farfalle superano lo stadio di crisalide ulteriormente protette nel terreno all’interno di un bozzolo di seta. Nel caso della falena Bombgx morii (baco da seta), il bozzolo e formato prevalentemente da un unico filo lungo anche due chilometri. Questa specie e domestica, come le api, ma a differenza di queste, non ha analoghi in natura: essa vive solo grazie agli allevamenti. Infatti, non esiste più nessuna falena in grado di tessere un bozzolo completamente chiuso. In natura esistono moltissime altre specie in grado di tessere bozzoli anche molto grandi, ma sempre dotati di un’apertura sommitale che ne rende difficilissimo l’uso ai fini tessili. Nella crisalide si sviluppano le strutture della farfalla adulta (immagine), il che comporta una metamorfosi completa del bruco. I cambiamenti più evidenti che si verificano durante questo stadio – della durata di tre-quattro settimane – sono quelli dell’apparato boccale, che da masticatore diviene succhiatore (spiritromba), e lo sviluppo di ali e occhi composti. Al termine del periodo pupale la farfalla fuoriesce attraverso una spaccatura lungo la linea dorsale della crisalide. Le ali, ancora molli, si stendono e si sclerotizzano consentendo alla farfalla di volare. Le sue dimensioni da questo momento non aumenteranno più, se non per un rigonfiamento dell’addome.
La complessa metamorfosi che caratterizza il ciclo vitale delle farfalle, e degli insetti in genere, consente a larve e adulti di sfruttare risorse alimentari, ambienti e stili di vita completamente differenti. Affinché esso possa compiersi in ogni sua fase e pero necessario un territorio ricco di risorse e spesso molto diversificato. Queste particolari esigenze rendono le farfalle dei buoni indicatori biologici che consentono di valutare lo stato di salute degli ambienti in cui si trovano. Esse sono comunque degli indicatori ecologici, cioè organismi in grado di indicarci ambienti specifici. Sulla base di queste premesse e nato il progetto ”Ciao Farfalla / Project Butterfly”, promosso dall’associazione ambientalista internazionale ”Gli Amici della Terra”, allo scopo di realizzare inventari delle specie e degli Habitat minacciati, approfondire le conoscenze scientifiche, istituire aree protette, sensibilizzare l’opinione pubblica, realizzare ”Giardini per le Farfalle” e un allevamento del baco da seta da allestire presso le scuole. Il coordinamento di tale campagna e seguito dal Centro di Educazione Ambientale ”Butterfly Arc”.
Nel percorso proposto dalla Casa delle Farfalle un documentario introduttivo e una mostra didattica avvicinano al mondo delle farfalle e delle foreste per poi consentire di verificare, in prima persona, le nozioni apprese. All’interno della serra tropicale, infatti, ognuno ha la possibilità di seguire da vicino alcune tra le farfalle più appariscenti del mondo, studiarne forme e colori, interpretarne comportamenti e abitudini, con l’assistenza di personale specializzato che guida i visitatori alla scoperta del microcosmo degli insetti e delle sue curiosità. Per esempio, non tutti sanno che molti modelli cromatici delle ali di farfalla possiedono un riconosciuto valore adattativo. Non sono colorazioni casuali, ma estremamente funzionali per il tipo di Habitat in cui l’insetto vive. E il caso delle colorazioni mimetico-criptiche delle farfalle foglia del genere Kallima, delle tinte aposematiche* o di avvertimento della farfalla Monarca, che ne evidenziano la velenosità; dei disegni sconcertanti, mirati a confondere gli eventuali predatori, quali i falsi occhi presenti sulle ali delle farfalle civetta e le false teste di molti Papilionidi, che appaiono nella parte posteriore del secondo paio di ali, associate a code che simulano le antenne. Presso la Casa delle Farfalle si trovano anche: le falene cobra, veri e propri giganti dall’apertura alare di ben 30 cm; le Morpho, dalle ali blu iridescente; e le farfalle zebra, dagli incredibili comportamenti sociali. E inoltre possibile osservare l’enorme varietà di crisalidi di tutte le specie presenti, e assistere al loro sfarfallamento. Si tratta indubbiamente di un’occasione unica per conoscere dal vero lo spettacolare microcosmo di questi insetti.

BOSCO DELLE FATE

Benvenuti a tutti nel mitologico Bosco delle Fate. Può sembrare strano parlare di storie fantastiche che riguardano gnomi, fate e folletti a ragazzi che si avviano alla maturità. Eppure esse fanno parte del nostro patrimonio storico e culturale, se solo si pensa alla loro origine. Nessuno può stabilire di preciso quando si sia cominciato a parlare di questi personaggi fantastici: la loro comparsa risale alla notte dei tempi, e fino al XVII secolo convivevano con 1’uomo nella vita di tutti i giorni; solo dopo questa epoca furono man mano consegnati all leggenda dalla tradizione orale. Da cosa e nata la convinzione di un mondo parallelo a quello degli uomini (il cosiddetto mondo di mezzo)? Come si può facilmente capire, l’uomo preistorico, di fronte a fenomeni naturali particolarmente violenti, era impaurito; pero, mano a mano che si evolveva la conoscenza e l’uomo prendeva confidenza con la natura, si sviluppava in lui l’esigenza di spiegare perché questi fenomeni si manifestassero. Ecco allora che per portare il mondo a una dimensione più vicina all’uomo – e quindi più facile da interpretare – tutto prendeva un’anima, una rassomiglianza umana. Alla pioggia, al vento, alle piante, all’acqua, a qualsiasi evento, veniva associato un carattere, cioè la capacita, propria dell’uomo, di gioire, arrabbiarsi, decidere in base a situazioni diverse. Questo carattere si stacco progressivamente dal fenomeno cui era associato, fino a vivere di vita indipendente, incarnandosi in particolari personaggi: il vento, talvolta impetuoso, talvolta sottile, creava un elfo dall’indole dispettosa; le fonti e le sorgenti davano vita a fate; gli alberi a folletti o streghe, e cosi via. Questo modo di concepire la natura era una vera e propria religione animista: provate a farne un parallelo con la religione e la mitologia greca e romana, a noi più note, con le loro divinità in forma umana, ciascuna con un suo carattere. Pensate alla corrispondenza tra le ninfe greche e le fate delle fonti, alla sostanziale unita delle diverse forme di politeismo. L’identificazione delle forze della natura con esseri fantastici porto ad attribuire a ogni componente naturale un determinato mito. Per esempio, la quercia – albero più frequente nei boschi europei – era la sede del dio più importante, tant’è che anche tra Greci e Romani era la pianta dedicata a Zeus o Giove; il frassino – utilizzato per il legno dei bastoni dei druidi – era la pianta di Odino (oggi e la più utilizzata dai rabdomanti assieme al nocciolo). II vischio era sacro sia per gli scopi medicinali sia per il fatto che, vivendo sugli alberi, non toccava mai terra e quindi non era contaminato dalle cose terrene: chi lo consumava, dopo morto non sarebbe mai più tornato sulla terra e sarebbe rimasto tra gli dei. Le piante curative, poi, avevano particolare importanza per il diretto beneficio che davano alla comunità; perciò gli antichi druidi possono essere considerati come gli antesignani dei moderni erboristi. Per molto tempo tutto questo e stato talmente radicato nella mente dell’uomo da costituire l’unico punto di riferimento esistenziale; perciò non dobbiamo relegare tra le fiabe infantili o le superstizioni questo patrimonio pre-culturale, anche se a noi a volte può apparire ingenuo. II Bosco delle Fate, oltre che una presentazione divertente di tali antiche leggende, e anche un’occasione per risalire la storia e immedesimarsi nelle paure e nelle passioni di chi ci ha preceduto. Inoltre, e il modo più semplice per avvicinarsi alla natura, come hanno fatto i nostri avi: dandole un’anima. Quando si entra nel Bosco delle Fate – a partire dall’Amanita Muscaria per finire con le betulle che chiudono il percorso – ogni specie vegetale e affiancata da una favola, da un evento religioso che porta ogni albero a essere non uno fra i tanti nel bosco, ma il nocciolo, il sambuco, il frassino, e ci si ricorderà di essi anche in virtù della storia associata.

TERME DI MONTEGROTTO

Il comune di Montegrotto Terme, già San Pietro Montagnon, e meta curativa da più di tremila anni. II nome stesso della cittadina ha la sua origine nel toponimo romano di Mons Aegrottorum, cioè monte dei malati. Qui, attorno alle acque calde che sgorgano dal sottosuolo, si sono intrecciate nel corso dei millenni le storie di civiltà scomparse i cui manufatti restano unici testimoni della loro passata esistenza. Nel II millennio a.C., in piena Età del Bronzo, i commercianti greci raggiungevano questa misteriosa regione risalendo i corsi dei fiumi. Lo spettacolo che si parava ai loro occhi era assai diverso da quello che oggi vediamo. Boschi lussureggianti ricoprivano la pianura, interrotta solamente dalle cuspidi dei colli e da fumanti laghi d’acqua calda. Era questo il territorio degli Euganei, un popolo antichissimo che viveva su palafitte e in piccoli villaggi sparsi per i colli nei luoghi più ospitali. Gli Euganei conoscevano molto bene le proprietà terapeutiche di quelle misteriose acque calde e non poterono non pensare che fosse opera di qualche Dio. Questa convinzione resto anche nelle menti dei Veneti che, nel I millennio a.C., giunti dall’llliria si insediarono in queste terre diventandone padroni incontestati. La loro abilita nel lavorare qualsiasi tipo di materiale diede grande impulso allo sviluppo del luogo. Intrecciarono stretti rapporti commerciali con i Greci, che qui trovavano ottimi prodotti agricoli, bestiame e splendidi manufatti. Ma erano i cavalli il vero fiore all’occhiello dei Veneti: li selezionavano e li allevavano come nessun altro. Li rappresentavano in piccole sculture che donavano alle calde acque dei laghi votivi. Ancora oggi, durante l’aratura dei campi, non e insolito imbattersi in uno di questi piccoli cavallini di bronzo, ne tantomeno in minute sculture di parti di corpo umano. Queste ultime sono gli ex voto, particolari offerte che i malati, guariti dalle acque nella parte rappresentata in bronzo, gettavano nei laghi votivi in segno di riconoscenza. Il dominio dei Veneti duro fino a che i confini di Roma non si mossero verso Nord, annettendo l’intera area. Tra Veneti e Romani ci fu più un rapporto di alleanza che di ostilità. I primi davano disponibilità di ottimi prodotti alimentari, di manufatti e di eccezionali cavalli e i secondi donavano protezione in caso di scorribande barbare. Roma si insedio sempre più nella zona e in età Augustea cominciarono a sorgere le prime strutture termali. Mons Aegrottorum e Aponus, Montegrotto e Abano, diventarono veri e propri centri di cura e riposo per l’intera romanità. Strade, ville signorili, piscine dai fondi a mosaico e teatri sono testimonianza di un utilizzo delle risorse del luogo di quel periodo, molto simile a quello attuale. I Romani continuarono pero a considerare il fenomeno termale come espressione del divino, come dono che Aponus faceva agli uomini. Questa divinità dalle origini antichissime – quasi sicuramente ariane – era adorata nei templi della zona in nome dei suoi poteri benefici. Ma le acque nascondevano un altro grande mistero e un altro mito: quello di Gerione e di Ercole. In una delle sue dodici fatiche, l’eroe dalla forza sovrumana riuscì a sconfiggere Gerione e, sulla strada del ritorno, la storia lo vede fermarsi in questi luoghi a riprendere forza. La creatura infernale resto nella memoria del posto e al nome di Gerione fu intitolato un oracolo che vaticinera il futuro degli uomini. Lo splendore di questi luoghi segui di pari passo il destino di Roma. Subì le scorrerie di Attila e degli Unni, il bradisismo del suolo e l’incapacità gestionale dell’amministrazione imperiale. I ’anno 60l vede la distruzione di Mons Aegrottorum ad opera dei Longobardi. La popolazione scampata ai saccheggi trovo rifugio nella vicina Abano e bisognerà aspettare fin oltre 1’anno l000 per poter vedere rifiorire questo luogo. La storia di Montegrotto e la sua sorte sono da sempre legate all’acqua calda del suo sottosuolo. Oggi quell’acqua venerata dagli Euganei, dai Veneti e dai Romani e il motore trainante dell’economia locale, interamente impostata sul turismo termale. Ogni struttura alberghiera possiede un proprio pozzo da cui trae acqua, che può raggiungere gli 87 gradi centigradi. Questo miracolo naturale e dovuto alla particolare conformazione geologica dei Colli Euganei. Questi infatti altro non sono che la sommità emersa di bastioni magmatici, che circa 35 milioni di anni fa hanno rigonfiato i sedimenti superficiali e, solidificando, hanno creato una sorta di barriera per l’acqua di falda che scorre a grandi profondità. Qui la temperatura e molto elevata e 1’acqua cosi scaldata, non avendo altra possibilità di fuga, si proietta verso la superficie mantenendo elevata la propria temperatura. Questo meraviglioso vagabondaggio dell’acqua nel sottosuolo, anche se oggi e in gran parte spiegato dalla scienza, resta uno degli aspetti più singolari e affascinanti della vita delle Terme Euganee che da esso traggono linfa vitale.
Proposte di ricerca
• La spiegazione del fenomeno dell’acqua calda nelle diverse ere fino ai giorni nostri
• Gli insediamenti preistorici sui Colli Euganei

VILLA DRAGHI
PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI

A Ovest del Monte Ceva spicca il Monte Alto, alla cui base si erge Villa Draghi. La costruzione, del 1700, fu di proprietà di varie famiglie, dall’ultima delle quali ha ereditato il bizzarro nome. Attorno alla Villa restano le vestigia di quello che fu l’antico giardino nobiliare dov’è ancora possibile rinvenire piante insolite per quel tipo di ambiente. Tra queste risaltano il bambù, il cipresso, il nespolo e l’olivastro. Una delle attrattive principali rimane la grande quercia, un centenario gigante che sembra sorreggere il cielo con i suoi rami. Parte dell’antico giardino e invaso da una pianta importata dall’America all’inizio del l 800, la quale, date le sue doti di robustezza e scarse esigenze nei confronti del clima e del terreno, si e diffusa rapidamente in tutto l’areale dei colli. Immergersi nell’ambiente dei Colli Euganei diventa quindi un viaggio attraverso la storia della terra e dell’uomo.
Proposte di ricerca
• Cambiamenti climatici e vegetazione
• Impatto delle piante alloctone sui boschi autoctoni

QUESTIONARI DI VERIFICA

CASA DELLE FARFALLE

Scuole superiori
1. Come vengono considerate le farfalle da un punto di vista tassonomico?
2. Che cosa si intende per specie biologica? Approfondisci l’argomento in classe.
3. Quante sono, secondo te, le specie esistenti di Mammiferi? Confronta tale cifra con il numero di specie di Lepidotteri e di Insetti che conosci.
4. Quali sono le principali differenze morfologiche tra stadio larvale e stadio adulto nelle farfalle?
5. Perché può essere vantaggioso avere forme cosi differenti?
6. Che cosa si intende per colorazione aposematica?
7. Perché le farfalle sono considerate indicatori biologici ed ecologici?
8. Ritieni che una visita alla Casa delle Farfalle possa essere interessante? Perché?

BOSCO DELLE FATE

Scuole superiori
1. II concetto di Mondo di Mezzo appartiene esclusivamente alla cultura celtica oppure un concetto simile appartiene anche ad altre popolazioni? Approfondiamo questo studio.
2. Oltre la fiaba, qual il messaggio nascosto nella storia dell’Uomo del Melo?
3. La quercia, pianta dalle molte virtù, e dedicata a divinità diverse nelle varie religioni. Prova ad elencarle.
4. La betulla e l’albero dalla caratteristica corteccia bianca in tre tonalità: scura alla base, brillante per la maggior parte del tronco e argentea sulla cima giovane. Che significato aveva presso i Druidi?
5. Ci sono piante ”più magiche” di altre. Questo perché, anche ai nostri giorni, sfruttiamo le loro caratteristiche, per esempio nella ricerca di vene acquifere sotterranee, o per preparare farmaci. Addirittura talvolta per uccidere i vampiri. Citane alcune.
6. Chi erano le Fate?
7. Alla luce di queste nuove conoscenze, ora credi nelle Fate? Se no, perché?

TERME Dl MONTEGROTTO

Scuole superiori
1. Quali sono le origini dei popoli che si alternarono nel dominio dei Colli Euganei?
2. Quale fu l’importanza del cavallo e del suo allevamento per i Veneti?
3. Qual e l’origine del fenomeno della termalità?
4. Le rocce magmatiche dei Colli Euganei: loro tipologia.

 
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